colpoincanna
muà

mercoledì, 27 agosto 2008

Un passaggio.
Un cambiamento di stato.
Da uno liquido ad uno denso.
Anche l'Amore ha i suoi principi fisici e i suoi elementi.
E una sfera può permettersi di rotolare in un lago sbagliato
e dissolversi nella bocca di un fiume in piena.
Di verità s-fuggenti. Le mie.
Disimparo a parlare perchè lento è il nodo che m'impicca
lasciandomi appena il tempo di generare un corto circuito
mentre tutto sa di esplosione di arterie
di braccia scavate da ogni gemito e parole
non si allentano i tendini, non si sciolgono le giunture
perchè la fibra di un nervo teso eccelle in qualità più di uno molliccio
e genera tensione ed elettricità che proliferano sottocutanee.
Ho occhi che sacrificano una sofferenza al dolore
nessuna mano definisce le linee del volto stanco
-di lacrime e incidenze-
non scendo a compromessi
col sangue graffiato da unghie altrui

e la lacerazione è solo uno squarcio estendibile
ai sorrisi che ogni tanto innevo.

Sono la traccia solitaria di un fulmine.
Intensa.
Passionale.
E di indefinita labilità.

Non ho prestigio.
Ma se vuoi, ho le farfalle. Tu non le vedi.
Non ho la fama.
Ma se vuoi, so come canta il vento. Tu non lo senti.

Non mi nascondo.
La stanza ha troppe finestre.
Per contenermi.

UnderCaos || alle ore agosto 27, 2008 13:34

sabato, 23 agosto 2008

Voci sovrapposte.


"... dimmi che mi ami..."
"sono tutta bagnata"

...

"anch'io ti amo, Amore"


perchè l'amore è il teatro dell'assurdo
e voi ignari protagonisti

UnderCaos || alle ore agosto 23, 2008 13:14

martedì, 12 agosto 2008

Hai mai abbracciato qualcuno, all'altezza del cuore,
così forte da sentire il suo battito sullo s-battere del tuo?

Ho incontrato una persona impegnata
con un' anima libera.
Io ero una persona libera
con l'anima in catene.
Non abbiamo potuto fare altro che amarci.
Non potevamo farne a meno.
Tutti gli opposti si/ci attraevano.

Giunse a me attraverso
una fessura nel buio.

E mi masturbava l'anima.

UnderCaos || alle ore agosto 12, 2008 20:58

sabato, 02 agosto 2008

Ho il cuore che è una puttana triste.

hai ricevuto un mms da xxxxxxxxxx. Per visualizzarlo vai sul web all'indirizzo: http://mms.libero.it e digita il codice 21578.
Mittente:
MMSwind
Inviato:
02/08/2008
20:08.02


UnderCaos || alle ore agosto 02, 2008 21:27

domenica, 27 luglio 2008

Bisogna abbondonare le trame dei pensieri
scomporle come parole in sillabe
demolirle a forza di sgozzarle come piccoli agnelli
mentre t'imprimo,
in stretti cunicoli d'umido che inchiodano le orme dei passanti,
la violenza con la quale desidero riaverti.
E porto in dono una crisalide germogliata
tra un seno e un altro,
la fede che zampilla sulle braci,
il cuore sospeso a mezz'aria,
l'ardore di una rosa che non si rassegna ad esser polvere,
l'impazienza che spezza il filo dalle dita,
l'abbandono di un'onda stanca d'esser solo mare.
Sì da far perdere al mondo il suo calibro
senza margini
nè confini.
Di percorrenza.
E se torni
sotto forma di fiore Caro
ti coglierò con denti piccoli da dolce-coniglio
dopo averti ingravidata d'acqua con cura
docile signora sottomessa all'amore gratuito
Saremo pronte
a far fuoco/ su noi-stessi
Ti friggerò con olio color oro
m'avvelenerò la gola
senza striduli suoni di mancanza urlati
e saremo pronte
all'assassinio della Passione.


Caos/Helena Miracoli
con canditi di Orsarossa

UnderCaos || alle ore luglio 27, 2008 21:14

giovedì, 17 luglio 2008

 
torna amore torna
che l'inverno arriva d'estate
torna amore torna
a darmi d'amore punti di sutura
su questa epidermide di polvere
torna amore torna
nuda giro per casa e aspetto un vestito
di schiaffi di carezze e sopiri
torna amore torna
a danzarmi nel cuore che il fondo del bicchiere non dà più immagini
e le mie mani sono screpolate e l'erba che respiro è cancerogena
torna amore torna
a sospirarmi ancora una volta dentro il telefono
torna amore torna
che le patatine hanno gusto dolce e un dattero è più amaro del fiele e non mangio più da sola e giro nuda per casa e vado a letto presto e mi alzo alle 7 per sapere come è il mattino quando tu ti svegli
torna amore torna
è una preghiera una litania un madrigale amoroso un rosario di spine che sgrano in devozione di te e le mie mani adesso sanguinano e mi conficco dentro tutte quelle spine e  mi lacero e mi spacco e come una madonna schiaccia col tacco la testa del serpente qua al centro esatto al mio cuore
torna amore torna
e un altro giorno così non lo reggo più con l'incapacità di far mie le cose più belle  e sono un artista e distruggere è l'arte che più mi riesce e sono una perfetta artista e la mia arte è  scienza esatta senza falle
torna amore torna
che mi dicevi quando succederà ci fasceremo la testa e la mia testa è implosa è splatter e le ossa del cranio sono morbide che sembrano fili di burro e il mio cuore ha fatto splash
torna amore torna
a ridermi dentro che sono al centro esatto tra un rimpianto e l'amarezza torna ancora una volta a dirmi che mi ami  che non esiste rosa senza spine e neanche Rosa senza Alba
torna amore torna
che mi manchi che io.













ti amo.

UnderCaos || alle ore luglio 17, 2008 12:20

giovedì, 10 luglio 2008


Aveva la vita stampata addosso.
Ora che la sua bocca era diventata un'enorme ventosa
annegata in quello che sempre gli era sembrato senza fondo, nero, gelatinoso.
La sua testa era una bolla circondata dalle mani di una capricciosa bambina. Provò per un attimo a strapparsi gli occhi con una mano sul petto e una sul viso.
Il lento cadenzare della pioggia scavava come in sangue nelle vene,
il flusso e riflusso delle onde mareggiava nel suo stomaco,
i suoni attutiti nelle orecchie come un eco di una conchiglia levigata da secoli,
aveva il sole dentro come il complesso amplesso dei tuoi occhi che ridono.
E quel buco dentro al sole è un coagulo di sangue rappreso grondante amore
fradicio di parole non ancora ascoltate.

UnderCaos || alle ore luglio 10, 2008 01:00

martedì, 01 luglio 2008

fimmini d'onuri



UnderCaos || alle ore luglio 01, 2008 00:34

mercoledì, 25 giugno 2008

Sto perdendo la capacità di assorbire colpi.
Ma lo sguardo rimane sempre a mezz'aria.

Come quello di chi è indifeso.
E.
Spaventato a MORTE.

UnderCaos || alle ore giugno 25, 2008 15:11

sabato, 14 giugno 2008



Pianse 15 minuti.
Che sembravano per sempre.
Nei cessi sfatti
non parlavano -se non
le scritte- dei muri sporchi.
Saltando, piano,
nel silenzio, tra il bianco
sciupato della tazza e il
grigio fatto nero della
sera,

-Già pronto,
con l'abito migliore.-

il cuore aveva salutato.
Coagule le lacrime-

*V

Tu, madre triste
non devi esserlo.
Per tutte le volte che
ci sei stata nei
miei perchè, per tutte le volte
che mi hai spiegato il brutto
del mondo e delle sue persone.
Per le carezze e l'amore che
mi dai.
Le tue parole risuonano sempre,
come un tuono, ovunque tu le
scriva.
Questo ricordalo mamma.
Che hai dita che vomitano bellezza
ogni volta che accarezzano
una penna.
Mamma che tu sappia,
per tutto il bene che mi vuoi,
io ci sono.
Anche nella laguna se hai il
bisogno.
Perchè un figlio riconosce
l'amore.
Non piangere,
che lo so che spesso ti scendono
le lacrime.
Non piangere e fammi
un piccolo sorriso,
per me.
Noi ci si intende mamma
- siamo ortiche nate nel cemento-
ricordi?
-nati per incarnare le loro ferite.-
Mamma, non si piange più.

Ti voglio bene.

*Vincent Spina.
_________________________

E non camminare per Via delle Industrie
che fa tristezza anche a chi non porta un cuore.


Vins, io e la tua m*Om ti pensiamo SEMPRE

UnderCaos || alle ore giugno 14, 2008 15:10

venerdì, 06 giugno 2008

Ci sono giorni chiusi in valigia che non rispettano mai le ventiquattrore. Ci sono che lingue vibrano nel calore delle fiamme di un incendio. Un tempo che fugge all’assenza di coscienza e decenza; lo tempero, da buona suicida di parole in croce, in gocce e coaguli. È una iperbole tatuata nel sangue quell’attimo infinto di qualcosa incastrato tra te e me, perché un incastro non corrisponde mai ad un altro. Il respiro tratteggiato a fissare un soffitto di lucciole blu nell’illusione di una passione impropria. Una volontà di martirio a cui non mi sottraggo. Un limbo dove non si riesce a vivere, ancor più drammatico non riuscire a morire. Esagerata nel tentativo di una risoluzione inesistente, ottimista nel dire ‘passerà’, imperfetta nello stanare prontamente ogni ferita che impongo a orgoglio e fragilità. Il viso si corrode all'insistenza di lacrime impreviste. Impassibile come una larva che non si schiude mai o che dura il tempo di una incisione. Amara di fiele, come le crepe di chi sgretola a briciole.

a Marilena

UnderCaos || alle ore giugno 06, 2008 23:04

lunedì, 02 giugno 2008

Di ogni radice uno stelo consumato
s’inchina nel ventre 
mi ammaglia
e in ogni sua forma
poso un ciglio
un labbro
il collo
appena andante
verso est 
l’occhio dimagrito
incarnata alla terra
so d’essere parola frantumata
d’odore fragile semplice
come ogni riverbero
e nell’andare l’onda
sperpera al mare la sua storia
ho qui le mani e qui i dettagli
degli occhi le pigre e fittizie armonie
e in là l’eco del sorriso
d’ogni parola.

UnderCaos || alle ore giugno 02, 2008 11:14

martedì, 20 maggio 2008



wow

UnderCaos || alle ore maggio 20, 2008 23:23

giovedì, 15 maggio 2008

UnderCaos || alle ore maggio 15, 2008 11:33

mercoledì, 07 maggio 2008

al buio ogni teatralità è concessa
nel silenzio sono immobile
nel mio onesto silenzio
urlare le mie ragioni nel mio onesto silenzio
l’apatia un sudario per il cervello
ogni passo per inerzia
ogni battito per necessità
aspirante maniaco-depressiva
sono bambola di pizzi bianchi, sporchi
i miei occhi cavi ritratto color seppia
son morta togliendomi il prurito di vivere in tagli senza polsi
monocromo indaco intorno
nessuno vede
come l'unico abbraccio, come le tue mani tra i capelli
è tiepida la certezza che non mi ascolti
dal soffitto ragnatele di tulle nero mi desiderano più di te
memorie della tua voce a torturare lo stomaco
il sangue mi direbbe chi sei, dove vai
la meno ovvia delle carnefici, la più capace. ovviamente
prenderai una nuova lama e inciderai nuovi arabeschi di sangue affondo nella carne
ferri da maglia appuntano il cuore al petto, ché non cada
che sia mio dopo avertelo maldestramente offerto
lo tengo qui, morbido di pizzi bianchi ancor più sporchi
ora guardalo senza allungare le dita
guardandolo dimmi, dimmi che non è macabramente bello

mi immolo a una morte lunga e dolorosa e alla dannazione eterna
che la falce cada lenta, che il sangue stilli fino a vuotarmi
affilo il mio sguardo, la mia lingua lecca il falso da ciò che vedo
lacrime e urla a far brillare il cuore
baciami, ora
come eroina di letterature polverose in nuova pelle
talento a profusione, energie e sudore
visioni odorose di terre rosse di Siena e fiori esotici
distillati di romanticismo come ambrate primavere in brocche e bicchieri

non gioco al masochismo
mi sottometto all'Amore
ferirei me stessa solo per sapere i miei polsi lucidati con l'amore della tua lingua
e cadere nella tua grazia
quando mi porti via dalla miseria
e se anche le rose morte hanno le spine
copri  addosso. di te. me.
ciò che sanguino non è sacrificio.
è devozione
in overdose

UnderCaos || alle ore maggio 07, 2008 23:13

sabato, 03 maggio 2008

baby butch
la camionanista lesbica/presvica rasata in me
dedica di lefty



 
Dyke
Baby
butch
Wo/ 
man
Girl 
Less  & Pain
Less & Bian  , please stay inside me and love me for ever tonight
Femme :  brick after brick they closed your insides
into a wall
you are a stone butch now my  baby butch
i will lick your wounded boots ..
and i swallow,
ah my swallows ,  ah my dangerous desires  ,
how can you fly in this blackened sky?
the sunset is dripping blood and how will you cry,
how will you cry  ?
ah my swallow ,  burni/ng learning /  feelin' inside me
Ooh,  my  trans / europe / gender / bOY   ,
My thoughts have been locked in the cellars of my mind oh!
oh ! I want to tell you so many things but there are no words
left for me to speak
my sOFt butch , my soften butcher
Don't feel sorry for me,
drive me away tonight
as if I am a wild flower and cut my life
And all your promisses
Of a love forever more
Before you won my heart
You were a perfect guy
a  bulldagger  ,
a  faggot kid ,
but now that you got me
You wanna leave me behind Baby,
ooh you are my baby butch of stone you are stoned inside...
I began nude I am heading on all alone
My house is the street and my song is the pain Drive
Drive me Ocean away
and don't feel pity for me don't be afraid of what will
become of me
even if it snows or if it rains
the wild flower does remain ..



www.lefty333boy.splinder.com cLick

UnderCaos || alle ore maggio 03, 2008 00:17

martedì, 29 aprile 2008

I sogni non chiedono mai il permesso di entrare, neanche a chi ha le palpebre abbassate.
L’Amore è una iniziazione alla morte e ad una nuova ed oscura risurrezione.
Scoperchierà sigillate lastre d’acciaio  e inchioderà supini i corpi a guardare un cielo a cui non si è creduto. Un’oasi nel deserto, la Gerusalemme celeste.
L’Amore ridarà la vita data in prestito.
Le guance saranno lucenti come chicchi di melograno, gli occhi ruggiranno fuoco, i corpi brilleranno come atomi di fluoro. Uno stillicidio fosforescente soffuso nel chiarore delle dodici punte di una Stella tridimensionale.
Perché l’amore non è  un rito che simula pace, tranquillità, calma, quiete e stabilità.


L’Amore è come un’invasione. cLick

UnderCaos || alle ore aprile 29, 2008 23:14

mercoledì, 23 aprile 2008

Restate fermi, non muovetevi. Rimanete lì, nei miei sogni. Al centro esatto tra soma e psiche, al centro esatto dello stupore. Nutro per voi un amore maniacale, ossessivo - compulsivo. Che mai arrivino i numeri di telefono, gli incontri, le cene, i cinema, i viaggi, le cattiverie di fondo quando diremo di amarci, i tradimenti soprattutto, quelli di cui ci chiederemo di cosa. E non sapremo. Sia scongiurato il sesso, l’abbondanza di cibo e liquidi, che mai diventassimo imprigionati in gabbie, gonfiati di una illusoria ipertrofia d’onnipotenza rimanendo congelati da un’atrofia di morte. Che mai l’eccesso assorba le scatenate pupille, sprofondate nel grasso dell’anima –il grasso dell’olio dei motori- faticando a mettere a fuoco le cose.Non tremo più. Il cuore smette, con eccessiva lentezza, di battere forte. Non reggo più aritmiche tachicardie. Non riducete le mie camicie bagnate di sudore come un panno da mettere sulla fronte di un malato. Sono una che,  quasi con desiderio, ripete sempre gli stessi gesti. Una che, seduta su una sedia davanti al pc con i jeans sdruciti sotto al culo, scola le sua bottiglie di vodka fino a far abbattere il capo sulla trachea, persa in visioni di cose che sa non farà mai perché liberata dall’ossessione dell’affermazione. Presenza/assenza/latenza. E la passione che viene a galla è quella dettata dalla noncuranza, non distinguendo il limite tra togliere e restituire la vita. Il sangue scorre amaro nelle vene, non si raddolcisce; è un condotto di fili elettrici ma niente va in corto circuito. Tutto  in una personale e interscambiabile dimensione dove l’unica certezza, pensandoci bene, è la percezione del bisogno di una forte spinta e l’innato bisogno di essere isolata da tutto.

Pugnalatemi quando sto per andare a letto; usate il pene, se lo desiderate; chissà che non provi un'altra stupida emozione e svegliandomi vi restituisca il favore. L’esultanza della morte uccide chi ha già ucciso e dalla nascita, anche senza alcun verdetto, siamo tutti solo degli ipocriti e degli assassini.

xalbax || alle ore aprile 23, 2008 23:50

lunedì, 21 aprile 2008


La tua presenza, Madre mia, dramma vivo di una razza
dramma di carne e sangue
che la Vita scrisse con penna di secoli.
Per la tua voce
voci venute dalle piantagioni di caffè
di canna
di riso
di caucciù
di cotone...
Voci delle piantagioni della Virginia
dei campi delle Caroline
Alabama
Cuba
Brasil...
Voci dalle fabbriche
dalle distillerie
dalle tongas 
dalle pampas
dalle officine.
Voci dall'Harlem District South
dalle sanzalas.
Voci che gemono blues, salendo dal Mississipi,
risuonando nei vagoni.
Voci che piangono nella voce di Carrothers
da tutta l'America
da tutta l'Africa.
Voci di tutte le voci, nella voce alta di Langston
nella bella di Guillèn...

Per il tuo dorso.
Luccicanti dorsi sotto i soli più forti del mondo
che fecondano con il sangue e addomesticano con il sudore
le più ricche terre del mondo
contorti nel tronco
pendenti dalla forca
abbattuti da Lynch
risuscitati come zombie
in Toussaint sollevati.
Luccicano,
batteristi di jazz
si spezzano, si spezzano, catene dell'Anima
evadi, o Anima, sulle ali della Musica.

... del brillar del Sole, del Sole fecondo
immortale e bello...

Per il tuo grembo, Madre mia.
Altre genti cullate
con voce di tenerezza ninnate
del tuo latte alimentate
di bontà e poesia
di musica ritmo e grazia...
santi poeti e saggi...
Altre genti... non ha figli
se non questi che nascono
come bruti semoventi
ma sono i figli della disgrazia.

Per i tuoi occhi, Madre mia.
Vedo oceani di dolore
chiarori di sole cadente, paesaggi
violetti paesaggi
drammi di Cam e di Jafet...
Ma vedo anche
che la luce rubata ai tuoi occhi
ora splende
demoniacamente tentatrice, come la Certezza...
splendidamente ferma, come la Speranza...
in noi altri tuoi figli
generando, formando, annunciando
il giorno dell'umanità.


" Caos feature ring Leftyboy no?" ;-)) (click)

UnderCaos || alle ore aprile 21, 2008 00:56

venerdì, 18 aprile 2008

" 'U SOGNO CHI VULìA" the dream watcher



Fimmina incosciente e senza testa fui
quanno quattr'anni fa mi pigghiau ri scriviri
chiù ia avanti e chiù difficili mi parìa parrari ri mia...
ri mia... chi ci voli u vento chi ciucia
e ora muta sugnu
comu 'na fimmina di panza.
ricinu ca ci vonnu i sonnura pi campari
pi gghiri avanti 'ntra sta vita amara
ma sonnura iu 'u nnaju cchiù...
nnaju cchiù...
taliatilu stu panaru di stiddri in cruci 'ncapu u me lettu
chi pari chi ci spuntano rarici di sangu chi si movunu
l'acchiappanu e lu strinciunu tuttu
ma li me pinseri
l'aiu tutti rintra u stomacu
ciauriano di terra vagnata
di l'acqua du cielu.
rami d'aranciu chini di ciuri
setti figghie cùsunu u me letto
'ntra 'a stanza ra sposa vularu
rui usignoli chi puittaru l'avugghi di firenze
sugnu 'na sposa  turca
ca vucca china di spini di rose
rintra 'nu cuscino chi parìa fatto ri sita

'a notti è comu 'na fimmina chi paitturisci 'ncapo
a terra a matinata, Signuri meo
e sulu meu
a ttia m'addinocchio
tu chi mi manci
'u cori.
'u cori .



 
( from Duets with
 Lefty )
 

xalbax || alle ore aprile 18, 2008 00:24

martedì, 15 aprile 2008

xalbax || alle ore aprile 15, 2008 19:23

venerdì, 11 aprile 2008



Lefty says:

all' inizio mi venivano i conati di vomito- bere da un frigorifero 
con un DEAD CAT WALKING  dentro --
ma poi mi ci sono abituata- ci si abitua a tutto nella vita -
è la nostra natura di scorpioni. Lady Cornflakes era ormai abituata 
a fare la doccia con tre cadaveri dentro la vasca da bagno. 
La Grande Menzogna riguarda il fatto che concetti come amore, 
colpa e odio sono REALI. /
Correva di nuovo il rischio di diventare anoressica..
La correttezza di lady Cornflakes era dovuta al fatto 
che prediligeva la moderazione in ogni cosa , compreso un dead Frozen  
cat walking in un frigorifero di una bellissima ed eccitante notte di undici 
Aprile
. Era giunta alla conclusione che il riuscire a sopravvivere era strettamente collegato alla moderazione delle sue parole ..
" gatto , frigo, parmigiano ,sesso, birre , soldi, vodka ghiacciata , morte "
erano delle parole proibite in quella casa. 
E tutta la sua vita era stata solamente una sopravivvenza ...
Contro ogni probabilità, era riuscita a sopravvivere a quando era accaduto due giorni prima. 
Mentre la Lady continuava a scrivere su una tastiera bianca 
e sporca di cenere di sigarette di un computer , cercava di ribaltare 
le proprie convinzioni e insisteva con se stessa che la gattina nel freezer , 
dal viso angelico , non esisteva veramente .
Allungando la mano , aumentò il volume di refrigerazione da FREDDA 
a molto FREDDA , la temperatura del frigorifero non le sembrava quella necessaria, e quella " torta " speciale, di sicuro 
non doveva andare male prima del prossimo giovedi'.
Lady Cornflakes non poteva sopportare l' idea di perdere ancora una nuova anima innocente a distanza cosi ravvicinata dall' ultima perdita ..
l'altra "creatura"... 
Era intollerabile . 
Non poteva continuare ad abbandonare tutte quelle vite cosi come, 
per tutta la sua esistenza , gli altri avevano abbandonato lei.
Affetto, sacrificio, fede, azione.
Non è che lei desiderasse tutte queste perdite. Voleva vivere ..
.in realta, veramente. 
Ma per qualcuno , forse, che non fosse  lei stessa...


www.lefty333boy.splinder.com (cLick)

xalbax || alle ore aprile 11, 2008 03:20

lunedì, 07 aprile 2008

Dormivo, dopo tanto tempo, su un letto. Ovvio non riuscire a prender sonno facilmente. Un divano letto di un ufficio. Un ufficio 166. Ben arredato, pochi fronzoli, una grande scrivania con computer e posacenere, un divano letto, una pianta all’angolo della stanza, stampe di Klimt alle pareti. Accanto l’ufficio, la stanza delle operatrici telefoniche. Il gestore una bella donna, sulla cinquantina, ben vestita, curatissima nei particolari. Una con i soldi, ma con stile e buon gusto. La conobbi casualmente una mattina al bar, dopo averle franato e versato addosso il mio caffè. Mi scusai, chiaramente, mentre meditavo di fregarle la borsa. Mi disse avevo una bellissima voce, calda e sensuale (?!?), e mi propose quell’affare là. Lavorare per lei, fare l’operatrice telefonica 166. Cinquecento mila lire di fisso al mese più 100 lire al minuto per ogni minuto di conversazione. Otto ore al giorno, con turni anche di notte. Dovevo semplicemente essere “gentile” con gli utenti, assecondarli nelle loro voglie, intrattenerli il più possibile. Essere abbastanza porca per come mi volevano, dicevo tra me e me. Vietati gli incontri. Anzi, dovevo mentire sul posto dove mi trovavo, essere sempre nel raggio di dieci kilometri della loro città di appartenenza (mi avrebbe fornito una cartina geografica) per un eventuale incontro, tirarmela e rimandare sempre. Non dire mai il mio vero nome, la mia vera età, i miei dati anagrafici. Non voleva casini. E. Denunce. Dato che. Tutto ciò. È severamente proibito dalla legge. Cioè. I massimi gestori di massime compagnie telefoniche vendono dei pacchetti, “codici” in gergo, 144, 166, 899 (allora non esisteva) al costo di circa 20.000 euro attuali. Ogni “codice” supporta 4 borchie. Ogni borchia una ventina di linee telefoniche. Ogni chiamata aveva, ai tempi, il costo di tremila lire al minuto. Di cui. Millequattrocento lire andavano alla compagnia telefonica venditrice. Il resto al gestore del codice che non diveniva mai proprietario, il quale firmava un contratto dove, tra le altre cose, si impegnava a non diffondere materiale pornografico e pedofiliaco. Vietate conversazioni con minori, bisognava riagganciare. Cosicché quello richiamava, cambiava nome e dichiarava un’età superiore ai diciotto. Tutti i codici offrivano, nella carta, un servizio di cartomanzia. Volle a tutti i costi farmi conoscere le altre operatrici, mi sarei trovata bene. Otto. Erano in otto in una stanza. Ognuna aveva davanti a sé una piccolissima scrivania, un telefono, un posacenere, sedute su una sedia per otto ore a tirar pompini, a far le cagne in calore, ad essere un giorno strafighe e troie della madonna, uno mistress a comando e l’altro ancora slave incallite. C’era pure un reparto lesbiche camioniste. Solo che. Età media cinquant’anni, solo due ragazze. La maggior parte sposate con tanto di marito e figli ignari del vero lavoro della loro moglie/madre. Assistevano tutte anziani malaticci. E tra un pompino, un presunto ditalino in presunto lago di umori, quattro frustrate e due piogge dorate (bastava versare, molto lentamente, dell’innocua acqua minerale dentro ad un bicchiere di plastica, in modo che ne sentissero il rumore. La webcam nacque dopo) si sfogliavano intere riviste di cronaca rosa, ci si limavano le unghia, si pranzava, si cenava. Talvolta si beveva. E ci si raccontava.
Non durò molto. Dieci giorni circa. Tanti da farmi decidere di tornare alla mia vita randagia, sotto i ponti, per altri tre anni. Alla Vuccirìa (dove feci il mio primo pompino, vero, a pagamento. Cinquemila lire. Allora bastavano per un pacchetto di sigarette e una birra), in case senza porte e finestre, senza tetto a volte. Tra punk a bestia, drogati, alcolizzati, prostitute, ladri.
I miei simili.

xalbax || alle ore aprile 07, 2008 19:37

mercoledì, 02 aprile 2008

Su un lato della strada
l’amante da quattro soldi
poggia la testa su un cuscino di cemento.
Pensieri come farfalle.
Incide una lettera
su un muro di pietra

Il mio destino di cotone l’ho ingoiato e dovuto sputare tra le mie mani che amano cullare vetri rotti di ogni cosa che era. dalla soffusa luce crepuscolare del grembo acquatico vedo un buco nel sole e sento la brezza spandere profumo di zagara. delirio di flore oniriche dove ogni stelo è un sogno tra la coppa e la consunzione di labbra ubriache



11/12/2006

xalbax || alle ore aprile 02, 2008 11:48

venerdì, 28 marzo 2008

da http://planbbureau.splinder.com 

 

Marcello Tarì
Movimenti dell'Ingovernabile
Dai controvertici alle lotte metropolitane
 
pp. 160
€ 14,00
isbn 978-88-95366-15-9
in libreria dal 31 marzo 2008

Postfazione di Toni Negri

il libro
Dov'è finito quel fiume di gente che solo un anno fa attraversava i campi di Heiligendamm inseguito dagli elicotteri della polizia? Dove sono i volti, le lingue, le espressioni di quelle "singolarità qualunque" che formavano una moltitudine insorgente? Per le strade delle metropoli europee oggi tutto sembra scorrere nella normalità. Eppure la settimana di azioni dirette e di campeggi autonomi contro il G8 tedesco ha espresso una grande potenza comune. 
Dopo l'apogeo e la crisi del movimento contro le istituzioni del capitalismo globale si sono viste riesplodere le strade, migliaia di persone scagliarsi contro le barriere e i pretoriani del sistema, per poi sparire nuovamente. Dove sono finiti i ribelli delle banlieues? Dove sono finiti i giovani che hanno "infiammato" di nuovo il Quartiere Latino protestando contro il Cpe (contratto di prima assunzione)? Sembra che le forme di lotta radicali non siano capaci o non abbiano in sé la possibilità di strutturarsi in un soggetto e in un luogo. Eppure si ha la sensazione che oggi il rifiuto, la resistenza e l'opposizione contro il sistema globale del capitalismo siano maggiormente diffusi e intensi, disperati e gioiosi. Il meccanismo di contestazione dei controvertici, che sembrava ormai essersi inceppato, è riapparso inaspettatamente in Germania, anche se in forme e modi del tutto diversi. La necessità di trovarsi, di essere insieme, di costruire eventi in comune sono probabilmente tra le ragioni che hanno messo di nuovo in movimento migliaia di persone. 
Se il carattere moltitudinario e internazionale di questi eventi non esaurisce la diversità delle forze che esprimono questa "nemicità" al sistema capitalista, tuttavia esso marca la possibilità di pensare a un'ulteriore e più estesa resistenza anche nelle metropoli, ovvero nel cuore della riproduzione biopolitica del potere capitalistico. 

l'autore
Marcello Tarì è stato in questi ultimi anni tra gli animatori di "Uninomade" (una rete europea di ricercatori e attivisti politici) e redattore della rivista "Posse. Filosofia politica moltitudini". Per la manifestolibri ha curato Guerra e democrazia (2005).

xalbax || alle ore marzo 28, 2008 10:20

giovedì, 27 marzo 2008

cafe de nuit
vincent van gogh

2008

xalbax || alle ore marzo 27, 2008 18:46

giovedì, 20 marzo 2008

4:40
Si avvicina l'ora di Sarah Kane.

Potrei raccontartene centinaia di storie sul possesso. Drammatiche, grottesche, pittoresche, comiche, tragiche, horror. Black comedy le mie preferite. Alcune, soltanto alcune, me le hanno scritte addosso. Potrei raccontarti di come sia diventata così claustrofobica, di come l’ansia mi assalga in mille attacchi di panico, del male che mi faccio. Una brava e bella bambina. Ben vestita,  ben curata, ben nutrita. Ben tutto. Troppo magari. Per carità di Dio, non mi è mancato mai nulla. Non ditemi CHE CULO essere figli unici, che non devo spartire niente con nessuno, che fortuna ad avere tutte le attenzioni possibili su di me. Non ditemelo, non adesso, non ora. Non lo sopporterei. Troppo attenta e impegnata a. A nutrire illusorie speranze, a essere brava figlia, brava studentessa, futura brava moglie, brava amica. Come non me ne sia riuscita nessuna IO-NON-SO. Si-fa-si-dice-così-perché-è-così-e-basta. Non si discute, vuoi mettere? Potrei raccontarti di come sia stato difficile liberarmi di scelte non mie. In nome del troppo amore. Troppo possesso dico io. E di come abbia dovuto pagare caro pensare con la mia di testa, averne una mia di identità. Un’offesa, un voltar le spalle, un tradimento. Andar a vivere da sola poi. La migliore delle tragedie greche. Potrei raccontarti di come abbia finito per non attaccarmi a nessuna cosa e a nessuno. Gli uomini che ho avuto non sono stati da meno. In qualsiasi tipo di relazione, ad un certo punto, scatta sempre qualcosa che ti fa sentire appartenenza di. Un sentimento così forte anche se l’amore e le emozioni non ci stanno più da tempo. Capivo sempre in tempo quando era il momento di tagliare la corda. Quando volevano conoscere i miei (e che gliè fregava), quando si parlava di case, di mobili, matrimonio, il primo sbadiglio senza il ritegno di coprirsi la bocca con la mano. Ecco, lì bisognava tagliare la corda. E in fretta. L’unico che non mi fece mai questo tipo di discorsi, quattro anni di convivenza, pretendeva essere lui appartenenza. Gli davo troppa libertà, avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, non lo amavo, non si sentiva mio, a suo dire. Pretendere  capisse che concepivo l’amore in totale libertà, fiducia, rispetto (non norme di educazione, cosa altra) era un lusso. Mi diede della pazza. E lo mollai. Lui non lo avrebbe mai fatto, troppo abituato a, come avrebbe fatto a, troppo sesso. Troppo amore.
A volte mi chiedo se tutte queste emozioni violente le abbia io cercate o se loro cercavano me. A sei anni mi misero su un motorino (ma di quelli veri, uno ciao della piaggio tutto rosso e all’avanguardia a tempi) e dovevo guidarlo senza che arrivassi a poggiare i piedi. A nove e mezzo guidavo la macchina con tanti di cuscini sul sedile (una 127 giallina). A dodici la prima canna. A quattordici il primo tiro di coca. A quindici il primo e unico incidente d’auto (abbordai malissimo una curva a 80 km all’ora e finimmo dentro l’abitazione di una famiglia. Macchina allo sfascio, padre in ospedale con clavicola e femore rotti. Io me la cavai con niente. In compenso ci siamo scansati la denuncia). I viaggi. Gli autostop. I centri sociali. Tardi la prima scopata, a diciassette. Ma girava voce che la davo a tutti. A ventuno la prima donna.

Roger Caillois nel libro “I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine” propone nella sua teoria sui giochi, la divisione in quattro grandi categorie che corrispondono a quattro piaceri fondamentali:

1.   L’agon: il piacere della competizione, affrontarsi, collaborare, opporsi, misurare nel gioco le proprie capacità, sviluppare forme diverse di adattamento all’ambiente. La competizione non va appiattita sull’agonismo esasperato, ma non può essere neppure negata come componente essenziale della natura stessa del gioco e dei giochi. La competizione implica la stima dell’altro, il rispetto.

2.   L’alea: il piacere dell’azzardo,  il gioco provoca una sfida non sempre regolata da elementi troppo oggettivi. Il piacere di confrontarsi con il caso, con il destino. Tutti i giochi hanno una parte di azzardo, ma è evidente, anche dal punto di vista culturale, la significatività dei riti di sfida di forze che ci superano.

3.   La mimicry: il piacere del travestimento, la possibilità di essere “altro da sé”, di evadere, di uscire dal proprio personaggio, di sperimentare, in un cerchio protetto altre forme dell’ identità. Giochiamo con noi stessi, prendiamo le distanze dalle costrizioni abituali della nostra vita, ma è anche la ricostruzione ludica dei meccanismi di quello stesso mondo. Giocare a “far finta di” è il gioco più antico ed immediato degli esseri viventi.

4.  L’ilinx: il piacere della vertigine, il piacere di non stare sempre con mani e piedi incollate al terreno. Il gioco stimola il piacere del non stare sempre in perfetto equilibrio; c’è il piacere dell’avventura, del rischio che si esprime in modi molto diversificati. Alcuni hanno parlato di “flirt” con la morte. E’ l’audacia calcolata ci permette di affrontare ansie, paure.

Io rientrerei nella quarta chiaramente. La vertigine. Il panico voluttuoso.
"Ilinx è il tentativo di distruggere per un istante la stabilità della percezione e di infliggere alla coscienza una sorta di panico voluttuoso” (Caillois, 1967).

Amore, troppo amore, dicevano.  Possesso, troppo possesso, dico io. Potrei raccontarti di come non sia mai riuscita a sentire il calore di una carezza IO-NON-SO. Roba da sentirsi in colpa.

xalbax || alle ore marzo 20, 2008 16:24

lunedì, 17 marzo 2008

Il desiderio più esigente

ardore di ghiaccio
dell’indole cerebrale

maschera sfavillante del vigore

nudo e fiero di sè

desideroso di spendere

un istante prima di

seppellirsi sotto belle macerie

destinato a miseria
derisione
oblio

è stato chimera.

Equivalente umano di quei fremiti che

agitano gli animali

all’approssimarsi di terremoti

12 09 2006

xalbax || alle ore marzo 17, 2008 15:44

domenica, 16 marzo 2008

xalbax || alle ore marzo 16, 2008 18:48

giovedì, 13 marzo 2008

 
 

La sensazione che qualcosa se ne sia andato. Qualcosa che era parte di te, di cui avevi bisogno, ti proteggeva. La violenza che vestivi come un mantello d’onore, la sensazione di poter proteggere il tuo mondo coi pugni e coi calci, se n’era andata.
Non sgocciolava, ma si riversava; correva via veloce, veloce, più veloce. Non gli servivi più. Forse ora potevi volare con gli dei. Ma la speranza è una cosa strana. C’è una fase a cui non si bada a cose come la sopravvivenza. La gente che non ha paura sa che è una cosa che non dura a lungo. Chi ha coraggio conosce la verità, conosce la paura. A volte uno non ce la fa a dire all’altro che gli dispiace. Non migliorerebbe le cose. No, non le migliorerebbe. Paura, paura, paura…  A volte se uno ci prova, le cose possono prendere una piega diversa. Se il tuo cuore batte nel modo giusto, una possibilità forse ce l’hai. Succederanno sempre cose che non puoi tenere sotto controllo. È strano. Entri in un mondo che non ha niente a che fare con te e sai che da qualche parte, lungo la strada, potresti cadere. Cadere di brutto. È questo che uno non riesce a controllare. Non sai mai quando sta per succedere. Un giorno ti svegli, era inverno. Una quercia, lì, accanto a te. Faceva freddo. Dapprima non sentivi nulla. Solo dopo hai sentito che la faccia era fredda, sul terreno. Non si sollevava. Era attaccata. Sdraiato a terra. Vicino a una quercia. Freddo e nella terra. Non so quanto sei rimasto là, ma era abbastanza da ghiacciare. Era capitato qualcosa di brutto, di violento. Le mani erano violacee, livide. È strano, i pensieri erano chiari. Molto chiari. Così chiari che quasi li sentivi nella testa, ronzare e dirti che eri morto. Defunto. Un essere che non viveva. Senza vita. Ricordavi tutto del tuo passato. Il passato era lì, di fronte a te. Quando il sole spuntò, il ghiaccio si sciolse e la faccia si staccò. Ci mettesti un sacco di tempo ad alzarti. Rimanesti là, disteso ad ascoltare i pensieri del passato. È allora che tutto gira verso una strada assurda, che finisce tutto e intuisci che tutto quello che hai sempre voluto non accadrà mai, è volato col vento, è andato per sempre.  Maledetti anni inutili, andati. Pensi a tutto l’affetto che hai dato a persone che non hanno intuito che tutto quel che facevi era per loro, solo per loro. E tutto quello che volevi in cambio era una piccola speranza. Non carità. Chiedevi facessero qualcosa perché la speranza fosse bella, di nuovo.  Forse per la prima volta nella tua vita avevi capito una cosa importante. Non puoi liberarti di quello che sei. Puoi solo tentare di diventare una persona migliore. Stai tentando di migliorare, di non gettare la spugna Ma non è questo il tipo di tessuto di cui sono fatti i sogni. Ogni secondo ti insegna cose nuove sull’arte di distruggere. Lo splendore dell’odio. Qui non c’è più nemmeno un cuore. Solo occhi che mentono e persone che si urtano tutto il giorno. Provare a ricordare dove sia l’inizio di tutto questo non è buona cosa. Quello che conta è come influenza te e le persone che ami. Questo è il vero mondo. Vedi? V